Record dell'Ora: Moserissimo 30 anni dopo

La celebrazione del campione italiano in quella che è stata una delle sue più belle imprese

Fu anche il record di Aldo Sassi, che insieme con l’Equipe del professor Enrico Arcelli ideò nuovi metodi di allenamento come le famose salite “forza-resistenza”. Ecco come andò quel giorno nel racconto di Francesco Moser: sensazioni, segreti e curiosità del record a Città del Messico.

“ Quando iniziammo a pensare all’allenamento - racconta Francesco Moser – tutti si attivarono per organizzare una vera e propria strategia. Poi, a settembre e subito dopo il Giro di Lombardia del 1983, iniziammo a decidere come partire per preparare questo tentativo”.

Il progetto partì subito dalla pista di Città del Messico, perché è lì, in altura, che il Cannibale Merckx lo aveva stabilito dodici anni prima. “La prima cosa decisa è stata quella di dire andiamo a vedere la pista a Città del Messico.  – continua il campione trentino - Io l’avevo dunque già vista nel ’75 ed era ancora bella perché era stata fatta nuova nel 68 nuova quando c’erano i Giochi Olimpici”.

 “Anche quella pista, come il Vigorelli, era semicoperta e dire semi è troppo: perché  solo il rettilinei erano coperti, il resto era tutto scoperto e il legno non tiene con le intemperie, il cado il freddo, la pioggia. Quando siamo andati lì ci siamo dunque resi conto che la pista in legno era impraticabile e ci hanno detto “c’è un’altra pista – quella per gli allenamenti – al centro sportivo messicano”. E abbiamo subito capito che questa, fosse come fosse, sarebbe stata certamente molto meglio della pista olimpica di legno e abbiamo deciso di coprire quella fascia che ci serviva con della resina, che eravamo andati a vedere in un’azienda vicina a Milano. Anche questa fu un’innovazione!”.

Una pista da rimettere in sesto: “Erano i primi tempi che si usavano le resine. Siamo andati a vedere come la usavano nei capannoni e abbiamo deciso che avremmo fatto questa resinatura di un metro e mezzo di pista e abbiamo messo in campo i preparativi. Ricordo che a Milano ci allenavamo al Palazzetto dello Sport, mentre le prime “ripetute” andammo a farle da Arcelli, sulla salita di Cartabbia, vicino a Varese”.

Bisognava battere niente meno che Eddie Merckx. Racconta il prof. Enrico Arcelli, medico sportivo e docente all’Università di Milano: “Studiando i record dell’ora precedenti avevo visto che quello che era migliorato da un record dell’ora all’altro non era la frequenza di pedalata, perché avevano tutti mantenuto dal primo, che era Desgrange fino a Eddie Merckx, la stessa frequenza di pedalata. Con una sola eccezione. Quello che cambiava era la capacità di sviluppare più metri per ogni pedalata, quindi bisognava aumentare la cosiddetta forza resistenza o resistenza alla forza, allora ho cominciato a far fare agli atleti delle partenze da fermo e Aldo Sassi ha suggerito di fargli fare delle salite”.

Metodi di allenamento e una posizione mai vista: “Quando abbiamo iniziato con il piano di preparazione di Moser – precisa Arcelli - abbiamo deciso che l’atleta doveva stare seduto in una posizione simile a quella che ha quando va in bici in piano ed in effetti vedemmo sui primi giovani con cui avevamo lavorato che c’erano dei miglioramenti notevoli. Moser fece subito con molta voglia queste salite ed subito dei miglioramenti”.

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